Attenzione: dal 1 gennaio 2019 è costituito il Comune di Barberino Tavarnelle (legge regionale 63/2018).

Il nuovo sito è in fase di costruzione, raggiungibile al link http://www.barberinotavarnelle.it.

La pec del nuovo ente è: barberinotavarnelle@postacert.toscana.it

 

PASTINE - PONETA

PASTINE

La località di Pastine nel Comune di Barberino Val d'Elsa (dal 2019 Comune di Barberino Tavarnelle), sorge su una delle strade di collegamento tra la via Cassia e la via Francigena. La prima testimonianza sulla Chiesa di San Martino di Pastine si trova in un atto della Badia a Passignano dell'aprile 1123 dove risulta che il priore di Ponzano cede alla badia dei terreni posti nel popolo della cappella di Pàstine, suffraganea della pieve di Sant'Appiano.

Il popolo di Pàstine apparteneva al distretto di Semifonte e a questo proposito risulta che il 7 aprile 1202 i 18 capifamiglia pastinesi giurarono fedeltà a Firenze. Il 15 agosto 1260 tale Zerbino Iacopi a nome del popolo prometteva 18 staia di grano per il mantenimento dell'esercito fiorentino impegnato a Montalcino. Poco dopo, in seguito alla battaglia di Montaperti, la chiesa e il borgo di Pastine furono saccheggiati dalle truppe ghibelline che vagavano per la Valdelsa.I redditi della chiesa, che alla fine del XIII secolo era chiamata Pasnana, non erano cospicui, tanto che tra il 1276 e il 1303 pagò soltanto 2 lire e 4 soldi per le decime. Sappiamo che nello stesso arco di tempo il rettore era prete Costo citato tra i presenti al sinodo fiorentino del 3 aprile 1286 e ancora in carica il 30 agosto 1308.

Il 1º aprile 1315 era ancora in carica visto che contrasse un mutuo a suo nome per poter far realizzare una nuova campana. Alla metà del XIV secolo risulta appartenente al comune di Linari. Già nel XV secolo le fu unita la chiesa di Santa Maria a Poneta, per l'esiguo numero dei parrocchiani di quest'ultima.

Dal 1548 in poi la chiesa fu sotto il patronato dei Serragli, il cui stemma compare ancora in facciata, e il 18 gennaio 1589 le fu annessa la chiesa di San Jacopo a Magliano. Nei mesi successivi fu redatto l'inventario dei beni della chiesa che comprendevano: un altare, un campanile con due campane e il cimitero posto davanti alla chiesa.

In occasione della visita apostolica del 25 maggio 1639 la chiesa e la casa canonica furono trovate in rovina ma non si fece nulla per restaurarle tanto che nella relazione della visita apostolica del 14 maggio 1720 fu scritto:

«stante l'imminente rovina che minaccia la chiesa è necessario risarcirla in più parti, e particolarmente di scoprirla, e rifargli la tettoia di pianta, con intonacarla tutta e con tal congiuntura per renderla più decente, e farci dietro all'altare un poco di recetto, è necessario smuover l'altare della medesima e con tal occasione farcene un altro di pianta»

I lavori, finanziati dai nuovi patroni, la famiglia Torrigiani, furono eseguiti e risalta che il 15 luglio 1794 venne consacrato un nuovo altare.

La chiesa, come molte della provincia fiorentina, è stata soppressa nel 1986 e unita alla chiesa di Vico d'Elsa. Attualmente è adibita a deposito agricolo.

La facciata è a capanna e sono visibili gli interventi che si sono succeduti nel corso dei secoli. Il portale sembra essere originale ed è composto da architrave e lunetta monolitici e arco a tutto sesto sopra i quali si apriva una bifora decorata con due frammenti di mano tardoromanici di cui sia all'esterno che all'interno sono visibili gli archivolti. La facciata è rialzata rispetto al tetto, presenta un coronamento a guscio che insieme alla ridefinizione della finestra sono interventi fatti nel Trecento mentre l'attuale occhio in cemento è stato fatto al posto di una finestra realizzata alla fine del Cinquecento.

Le fiancate non sono ben visibili a causa degli edifici costruiti nel tempo ma presentano una cornice sgusciata e i segni dei dissesti subiti nel tempo. Il paramento murario è fatto con conci di arenaria grigia e dorata disposti a corsi orizzontali e paralleli; in epoca barocca venne intonacata visto che sono rimaste delle tracce.

La tribuna presenta il volume dell'abside decorato da un coronamento a mensoline in cotto scolpito con motivi antropomorfi.

PONETA

Santa Maria a Poneta nel Comune di Barberino Val d'Elsa

Galleria immagini di questa struttura

(dal 2019 Comune di Barberino Tavarnelle), è un Antico Borgo Rurale sul crinale del paesaggio collinare del Chianti, che nasce nel Medioevo come Chiesa di Campagna ad uso della popolazione locale, e racchiude in sé una affascinante storia millenaria.

Situata a metà strada tra Firenze e Siena, e più specificatamente su di una diramazione della via che da Firenze portava a Volterra, Santa Maria a Poneta è prossima al fondovalle dove anticamente passava la famosa via Francigena, la principale via di comunicazione tra Roma e la Francia.

Antico cammino utilizzato da viandanti, pellegrini e mercanti, nel periodo alto medioevale la Chiesa di Santa Maria a Poneta offriva ospitalità a tutti coloro che viaggiavano attraverso le Colline del Chianti e della Toscana.

Gli studiosi collocano la costruzione dell’impianto primitivo dell'Antico Borgo nel periodo compreso fra la fine del X secolo e l'XI, anche se le prime notizie certe della Chiesa “de Pinita “ risalgono al XII secolo quando, il 15 agosto 1260, l'allora rettore Goto Graziani promise nel nome del suo popolo 12 staia di grano all’esercito Fiorentino in partenza per Montalcino, per supportarlo nella battaglia contro l'eterna rivale Siena nella lotta tra Guelfi e Ghibellini per la signoria su questo territorio ricco di Olivi e Vigneti.

Di proprietà del Comune di Linari fino dal 1352, nel XV secolo il Borgo di Santa Maria a Poneta passa sotto il patronato della famiglia Fiorentina de' Nobili. Come testimoniato sulle mappe di questa parte di Toscana appartenute ai Capitani di Parte Guelfa, Antonio de' Nobili possedeva in quel periodo tutti i terreni sui poggi circostanti nonché il piccolo Borgo poco più in basso “nominato Poneta”; molto probabilmente si deve a lui la costruzione della nuova Canonica e l’apposizione dello Stemma Nobiliare con l’ Arme de Nobili sulla facciata della Chiesa.

Il 22 novembre 1746, la visita pastorale documenta che “...la Chiesa è ridotta in buona forma, con le mura in parte nuovamente erette e con due nuovi altari di stucco”. I restauri sono di gusto Barocco secondo la moda del periodo, tuttavia i nuovi edifici rurali che le vengono costruiti attorno mantengono il rigore e la semplicità della Tradizione Toscana.

Tutti questi lavori di rinnovamento trovano la loro motivazione nel fatto che, la vicina Tenuta di Poppiano è divenuta una delle mete preferite per le battute di caccia al cinghiale dei nuovi Granduchi di Toscana, e soprattutto per Leopoldo d’Asburgo Lorena dal 1765 al 1790; come ci raccontano le cronache “il seguito e buona parte della Corte si fermavano presso l’albergaccio di Poneta, dove si potevano cambiare i cavalli e soprattutto degustare buoni bicchieri di vino rosso”, tradizione oggi ancora viva grazie al Vino Chianti di Produzione Propria.

Negli anni successivi, una persistente mancanza di parrocchiani fece si che tutto il complesso soffrisse un progressivo degrado e abbandono. Nel 1878 venne costruita la cisterna per la raccolta delle acque insieme al vicino Fienile.

Fu nel 1929 che un meritorio intervento portò all' eliminazione di tutti gli intonaci settecenteschi, riportando alla luce il paramento murario d’epoca Romanica in filaretti di arenaria. Questo è stato l’ultimo restauro fino al 1986, anno in cui la Chiesa venne definitivamente annessa a quella di Sant’Andrea a Vico d'Elsa. A causa dell’importanza e della rilevanza storica del Borgo di Santa Maria a Poneta e della sua Chiesa, l’intero complesso è sottoposto alla Tutela dei Beni Architettonici secondo la Legge 1089 del 1939. La nuova proprietà, subentrata alla Curia Fiorentina nel 1993, ha operato pertanto il restauro dell'intero complesso riportando in vita l’Antico Borgo e creando una delle più rinomate Country House della zona del Chianti, composta da appartamenti agrituristici per vacanze per coloro che vogliono visitare la Toscana e le sue bellezze naturali e architettoniche.